Biennale di Venezia: riparte la grande macchina dell’arte contemporanea

Dopo la pausa forzata, apre a Venezia la 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, curata da Cecilia Alemani. Un grande affresco della realtà artistica contemporanea che è soprattutto femminile

La potenza della figura femminile: donna, madre, natura. E poi il rapporto tra l’essere umano e la terra, e quello con la tecnologia, la metamorfosi e la fluidità dei generi. È fatto di questi ingredienti “Il latte dei sogni”, la 59. edizione della Biennale Arte di Venezia curata da Cecilia Alemani, prima italiana alla guida della più grande manifestazione d’arte contemporanea. La Biennale della post pandemia è stata costruita tra colloqui a distanza e riunioni via zoom, però si distingue per numeri da record: 213 artiste e artisti provenienti da 58 nazioni, 180 prime partecipazioni, 1433 opere esposte, 80 nuove produzioni.

Molti degli artisti presenti hanno creato opere appositamente per questa edizione: hanno sfruttato il tempo sospeso del lockdown per ideare e realizzare i loro lavori, e il segno dei tempi certo si sente. L’arte contemporanea non è consolatoria, è nata per sollevare quesiti, aprire la strada alla molteplicità dei significati. Quello che ci troviamo di fronte, attraversando le Corderie dell’Arsenale e il Padiglioni Centrale ai Giardini è un mondo in trasformazione continua, in cui i generi si fondono, il senso – anche dell’esistenza in sé – diviene fluido, la natura è matrigna e benigna al tempo stesso e il corpo umano perde di identità e deve fare i conti con l’incombente tecnologia.

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